DICONO DI UtòpiA.I.

Palco pronto per una presentazione

Se pensate che il futuro sia fatto di schermi, Irene Luccioni vi convincerà che il domani è, in realtà, un’enorme scatola parlante dove la privacy è un concetto trascurabile.

“UtopiA.I.”, il suo nuovo romanzo, è da togliere il fiato per la sua capacità di rendere “normale” un sistema di vita mediata dagli algoritmi. La velocità di risposta del sistema, quegli 0.0003765 millisecondi che appaiono all’inizio, sono il ritmo di una società che corre verso il declino dell’Io.

La storia di Margherita e Alessandro è un viaggio dentro le crepe di una perfezione insopportabile.

Ciò che ho amato di più, personalmente, è l’uso dei sensi per immergersi nella lettura: da un lato l’azzurro etereo e immateriale della realtà aumentata, dall’altro l’odore della carta, il sapore della polvere, il contatto fisico che il sistema cerca di anestetizzare nella sua interezza.

Alessandro rappresenta quel “bug” necessario, quel dubbio che incrina la facciata di Utòpia.

Lo stile di scrittura è sublime: Irene Luccioni riesce creare tensione senza bisogno di grandi esplosioni, lavorando sui silenzi, sulle assenze e su ciò che i personaggi non possono dire ad alta voce. Leggendo le vicende di Ilaria e dei protagonisti, ci si ritrova a guardare il proprio smartphone con una punta di inquietudine, che porta a chiedere quanta parte della nostra realtà sia ormai filtrata da un codice quasi incomprensibile. È un libro, certo, ma è anche il riflesso della società intorpidita, che ha bisogno di recuperare le proprie menti pensanti.

Di Vittoria Tillo, 28 marzo 2026

Al giorno d’oggi, è raro trovare un romanzo così schietto e, oserei dire, spaventosamente verosimile. Margherita ha solo quindici minuti per leggere un libro fisico prestatole dalla nonna. In quel piccolo frammento di tempo, rubato a un sistema che calcola tutto in milionesimi di secondo, risiede l’essenza di “UtopiA.I.”. Diciamoci la verità, prima di leggere una distopia pensiamo subito di essere davanti alla solita storia fatta di tecnologia ribelle; con piacevole sorpresa, invece, il romanzo nasconde qualcosa di molto più sottile e, per questo, più disturbante: l’atrofia dell’anima in un mondo che ha risolto ogni problema tecnico. Irene Luccioni scrive la sua opera con preparazione scientifica, quasi a voler riflettere la freddezza di Utòpia, il mondo in cui la vicenda è ambientata. Tuttavia, tra le righe emerge un calore antico, rappresentato dalla figura della nonna e da quel “Cogito ergo sum” che funge da scintilla per il risveglio della protagonista. La scelta di titolare i capitoli in codice binario è sicuramente degna di nota: si tratta di un tocco di classe stilistico, che ricorda al lettore, costantemente, la gabbia “invisibile” in cui i personaggi si muovono. Il libro non vuole solo raccontare la classica storia di ribellione a un sistema, ma vuole interrogare ognuno di noi, qui e ora. Quando Margherita attiva la realtà aumentata per tradurre Cartesio, non possiamo non vederci riflessi nei nostri gesti quotidiani: dove ci porterà questa continua delega alle “macchine”? La forza di questo romanzo sta nel ricordarci che la bellezza (quella vera) è spesso lunga, analogica. Talvolta, imperfetta.

Di Marco Vittoria, 28 marzo 2026

GABRIELE R.

Ancor più che per le piacevoli suggestioni (Orwell, Bradbury) il romanzo di Irene mi è piaciuto per il processo di di progressiva liberazione che è stato empaticamente in grado di suscitarmi come lettore. Quella che all'inizio sembra ad una lettura superficiale distopia diventa nuda realtà. Mentre la protagonista si libera a suo modo da una forma di controllo il lettore si libera dall'utopia di esserne immune ed ancora così distante da potersene chiamare fuori, attendendo il pieno e sempre futuribile avvento di una nuova era.

ALESSIA M.

Irene ho finito ora il libro... che dire?... mi ha divorato, straziato, ammaliato... sono incantata dall'immagine di Alessandro e Margherita... un libro forte, un ritmo dirompente, una scrittura fluida e piacevolissima. Complimenti hai davvero un gran talento e... posso dirlo? Sei stata coraggiosissima! Ti abbraccio

FABIO F.

Ho finito di leggere il tuo libro. La lettura è molto scorrevole, forse hai un po' lo stile di Hemingway, rendi l'idea che vuoi trasmettere senza giri di parole. Mi sembra efficace anche la conclusione, non scontata, resa ancora più interessante dall'idea del chip ribelle. Trovo eccessiva la contrapposizione (un po' neoromantica, direi) tra IA fredda programmatrice e mente umana emotiva e capace di tenere conto dei sentimenti. Al momento i LLM con reti neurali sono il migliore modello del cervello umano di cui abbiamo mai disposto e penserei a sfruttarli per capire qualcosa di più sul funzionamento dei nostri processi mentali, piuttosto che a demonizzarli. In fondo, nel tuo romanzo, mostri che il potere dell'uomo sull'uomo è tutt’uno con quello della macchina sull'uomo. Complimenti!

AMBRA P.

In equilibrio tra fantasia e realtà, tra scienza e romanticismo, la storia di Utopi.A.I ti prende quasi alla sprovvista e ti obbliga a divorarla, lasciandoti l’inquietante sensazione che sia molto più verosimile di quello che sembrava.

ELISA P.

(in risposta alle accuse di aver scritto il romanzo con l'AI basate sulla generazione della copertina con Gemini)

Un libro scritto con l'intelligenza artificiale non avrebbe mai la costruzione coerente che ha il tuo.

L'I.A. non riesce a esprimere significati altri, a portare il lettore a porsi domande. La gente giustamente non vuole leggere cose scritte con l'intelligenza artificiale, ma se accusa il tuo libro stavolta ha decisamente sbagliato bersaglio.

Luca B.

I COMMENTI DEI LETTORI

Lancio del romanzo - dicembre 2025

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